SCHEDA Giuseppe Goffredo - Fiera del Libro, dell'editoria e del giornalismo. Città di Cerignola

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SCHEDA Giuseppe Goffredo

                                                                                             

Giuseppe Goffredo (Alberobello, 1956) è poeta, scrittore e  saggista pugliese. Vincitore del Premio Pasolini del 1988, la sua produzione letteraria è stata tradotta in numerose lingue. Ha pubblicato raccolte di versi come Fra Muri e Sogni (Einaudi, 1982), Alle Porte di Alessandria (La Mongolfiera, 2003), Contrade Madri di Aprile (ed. Lieto Colle, 2007); per la narrativa, ha dato vita a romanzi come Con i fiori dei mandorli in faccia (Palomar, 2006) e Il Cielo Sopra Baghdad. Diario di un viaggio in Iraq (Mongolfiera, 2003 - Poiesis, 2006). Si è dilettato con la scrittura teatrale attraverso la stesura in versi di  BaghdadBaghdad (Poiesis, 2006). Per la saggistica, ha pubblicato opere come Cadmos Cerca Europa. Il Sud fra il Mediterraneo e l'Europa (Bollati Boringhieri, 2000) e I dolori della Pace. Crisi o scontro di civiltà nel Mediterrareo. Dal darwinismo politico al disarmo culturale (Poiesis, 2009). Ha curato diverse antologie come Poeti Circus. I nuovi poeti italiani intorno ai trent'anni (Poiesis Editrice, 2005).  Ha inoltre ideato e diretto la rassegna della poesia e delle arti fra i paesi mediterranei Poesia In Chiostro, tenutasi a Conversano dal 1983 al 1993. Dal 1994 è direttore del Laboratorio Progetto Poiesis e dei Seminari di Marzo, mentre nel 1995 ha fondato  Da Qui. Rivista di letteratura arte e società fra le Regioni e le Culture mediterranee (Poiesis Editrice). E' stato direttore editoriale della casa editrice La Mongolfiera e attualmente dirige la Poiesis Editrice.

               
Giuseppe Goffredo, I dolori della Pace. Scontro o crisi di civiltà nel Mediterraneo. Dal darwinismo politico al disarmo culturale

A partire dall'11 Settembre 2001  la nostra percezione del mondo e dei popoli in esso è profondamente cambiata. Da allora, infatti, la guerra è stata considerata come unica via per poter garantire la pace, mentre la civiltà islamica è stata vista sempre più come "il nemico",  allergica alla democrazia, ricca di fondamentalismi, terrorismo, dittatori ai quali sottostare. Si è parlato, quindi, di uno "scontro di civiltà".
In realtà,  terrorismo e guerra possono essere considerati entrambi fondamentalismi, che si servono di questo scontro per  mascherare agli occhi dell'opinione pubblica la realtà delle cose. Ciò che domina la nostra era, infatti, non è uno scontro di civiltà, bensì una "crisi di civiltà", nata dai fallimenti della classe dirigente mondiale nel tentativo di risolvere adeguatamente i problemi del pianeta.
La rivoluzione di piazza Tahrin e le ribellioni dei giovani egiziani, tunisini, siriani, hanno smentito quell'immagine della civiltà islamica che si è avuta nell'ultimo decennio. E' iniziata allora una fase di cambiamento per il mondo contemporaneo, che può avere effetti positivi solo in un modo: progettando la pace. Questa pace non va ricercata nelle guerre preventive, bensì nel dialogo tra culture, nel riconoscimento di se stessi nell'altro. Essa non deve più essere una semplice idea, bensì diventare un progetto concreto, in quanto è l'unico modo che abbiamo per poter uscire dalla crisi di civiltà.

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