Franco Roberti

Franco Roberti  

Franco Roberti
Franco Roberti

   Franco Roberti (Napoli, 16 novembre 1947) è un magistrato italiano, attuale Procuratore nazionale antimafia. 

È stato Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli dal 16 settembre 1982. Qui si è occupato di reati contro la Pubblica Amministrazione e di criminalità organizzata di tipo mafioso e terroristico-eversivo, facendo parte dapprima della sezione “Estorsioni e sequestri di persona“, successivamente – fin dalla sua costituzione – della Direzione Distrettuale Antimafia. 

Dall’11 gennaio 1993 ha svolto le funzioni di Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia presso la Direzione Nazionale Antimafia fino al 27 agosto 2001 quando è stato nominato procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli. 

Dal 16 aprile 2009 è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno ed ha coordinato personalmente la Direzione Distrettuale Antimafia. 

Il 25 luglio 2013 il Consiglio Superiore della Magistratura lo ha nominato Procuratore Nazionale Antimafia , carica poi estesa come Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. 

Nell’agosto 2016 gli è stato assegnato il Premio Città di Contursi Terme.

 

Il contrario della paura. Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti.

Il contrario della paura. Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti - Franco Roberti
“Il contrario della paura. Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti” di Franco Roberti

   Perché è necessario non avere paura? Continuare a uscire, viaggiare, frequentare cinema e concerti significa lottare contro i terroristi, il cui unico obiettivo è privarci delle nostre libertà.

«Erano passati pochi giorni dagli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015, quando ricevetti la telefonata di un vecchio amico: “Franco, dovrei partire con la mia famiglia per una vacanza. Che dici? Annullo tutto? Dobbiamo avere paura?”

È stato dopo quella conversazione che ho deciso di scrivere questo libro. La preoccupazione del mio amico era la stessa, come dimostrano tutti i sondaggi, della maggioranza degli italiani che, di fronte alla barbarie terrorista o alla forza di intimidazione della criminalità organizzata, sempre più spesso rispondono con la paura. Che tende a trasformarsi in razzismo, xenofobia, se non addirittura in collaborazione, magari involontaria, con i mafiosi. Proprio per questo diventa una priorità spiegare perché è necessario non avere paura: continuare a uscire, viaggiare, frequentare cinema e concerti significa lottare contro i terroristi, il cui unico obiettivo è privarci delle nostre libertà.  Così come denunciare chi chiede il pizzo, le imprese che alterano la libera concorrenza, i mafiosi che truccano gare d’appalto e concorsi pubblici, fidandosi dello Stato che è in grado di garantire sicurezza e protezione, significa liberarsi dalle catene con cui la criminalità organizzata tenta di imprigionare, ogni giorno, le nostre vite.

Ma perché i cittadini possano fidarsi delle istituzioni, è necessario che ognuno si assuma le proprie responsabilità e che tutti dicano la verità. La politica, che deve adottare parole e leggi chiare. La giustizia, che ha il dovere di assicurare provvedimenti seri in tempi certi. La società civile, che deve marcare chiaramente, senza ambiguità, la linea d’ombra tra legalità e illegalità. Per affrontare efficacemente la sfida epocale alle mafie e al terrorismo non basta il pur necessario contrasto investigativo-giudiziario, come se si trattasse di una semplice questione di ordine pubblico, bensì occorre rimuovere le cause politiche, economiche e sociali che ne hanno favorito lo sviluppo: mafia e terrorismo fungono da agenzia di servizi delle povertà, svolgendo una funzione sostitutiva rispetto alle lacune dello Stato. E hanno in comune il piano criminale di privarci delle nostre libertà e usare il terrore come strumento per moltiplicare le loro ricchezze. Ma la consapevolezza del pericolo mortale che corriamo non deve spaventarci.
Perché la verità è il contrario della paura».