Roberto Napoletano

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Roberto Napoletano

Roberto Napoletano, classe 1961, è giornalista e scrittore italiano, esperto di economia.

Sin da giovanissimo inizia a scrivere su Napoli Oggi e Napoli Notte, per approdare poi al Mattino nel 1984 e nel 1996 a Il Sole 24 ORE, occupandosi, in entrambi i casi, d’economia italiana.

A partire dal primo febbraio 2006, assume la direzione del Il Messaggero di Roma, introducendo ‘dillo al Messaggero’, il format delle ‘parole chave’ e riportando alla ribalta le inchieste in prima pagina a puntate.

Nel marzo 2011 diviene Direttore de Il Sole 24 ORE, portando al giornale nuova linfa vitale, la quale ha permesso una grande crescita di pubblico in edicola ma anche on-line. Da pochi mesi, inoltre, è anche Direttore dell’Agenza di stampa Radiocor e di Radio24.Diversi sono i riconoscimenti all’attivo: dal primo, Premio Ischia Internazionale di Giornalismo (1990) agli ultimi, Premio Excellent  e Premio Cosimo Fanzago (2013), passando per il PremioCapalbio (2004) e il PremioSpecialeSaint Vincent per le inchieste de Il Messaggero(2007).Tra le sue pubblicazioni, ritroviamo best-sellers dell’economia come “Mezzogiorno risorsa nascosta” (Sperling&Kupfer, 1997), “Padroni d’Italia – Può il nostro capitalismo salvare se stesso e il Paese?”(Sperling&Kupfer, 2004),  “Fardelli d’Italia – Storie inedite e retroscena: uomini e fatti di un racconto amaro“(Sperling&Kupfer, 2005)  e, in ultimo, “Promemoria italiano – Quello che abbiamo dimenticato. Quello che dobbiamo sapere. Quello che dovremmo fare” (BUR, 2012).

 

Promemoria Italiano (Memorandum)

<<“Telefonami tra vent’anni” diceva una bellissima canzone di Lucio Dalla. Promemoria italiano parte da qui ed esprime l’auspicio che tra vent’anni, nel 2032, non accada più quello che è successo nel 2012 rispetto a Mani pulite del ’92. Per evitare di tornare a constatare che la corruzione si è ampliata e uscire stabilmente dalla sua lunga crisi civile, l’Italia dovrà ritrovare lo spirito del Dopoguerra. Avremo bisogno di uomini della tempra di un De Gasperi o di un Vanoni, di un Costa o di un Mattioli e di uno o più eredi del pragmatismo contadino di Di Vittorio. Avremo bisogno di ritrovare i valori cattolici e laici di un tempo custoditi in piccole storie familiari, cose semplici che si tramandano di generazione in generazione, e costituiscono l’anima più profonda di un popolo. Soprattutto, avremo bisogno degli italiani. Che dovranno credere in se stessi, recuperare l’orgoglio, il gusto della fatica, il senso dello Stato, l’entusiasmo e la determinazione che consentirono, in pochi anni, di trasformare un’economia agricola in una delle più grandi economie industrializzate del mondo. Uomini e fatti di ieri e di oggi, roberto-napoletano2raccontati in questo Promemoria con una scrittura narrativa, ci dicono che l’Italia ha tanti vizi ma è un grande Paese>>.

Ecco “Promemoria Italiano”(Rizzoli BUR, 2012) spiegato con le parole dello stesso autore. In esso, una raccolta rivista e ampliata dei suoi interventi, pubblicati ogni domenica sulla 1° pagina del Domenicale, nella rubrica “Memorandum”, è punto di partenza per indurre alla riflessione su ciò che gli italiani sono stati, sono e possono ancora essere.